Un film di Michel Leclerc
Una commedia agrodolce sul divario e sul pregiudizio sociale raccontata attraverso la vicenda personale di Sofia e Paul, una coppia di genitori che sceglie di trasferirsi dalla città alla periferia per far crescere i propri figli secondo ideali di apertura all’ integrazione, alla diversità e al mix culturale.
Ideali ai quali entrambi, anche se in modo diverso, hanno aderito fin da piccoli e sui quali hanno costruito la propria esistenza.
Ma come reagiranno due integerrimi radical chic, strenui difensori della scuola pubblica, quando il loro amato figlio vuole iscriversi a tutti i costi in un istituto privato?
Michel Leclerc racconta con ironia pungente l’avventura di due genitori un po’ “ribelli” per condividere una riflessione profonda su alcuni temi molto attuali: la laicità e il valore sociale dell’istruzione.
Sofia e Paul sono una coppia di idealisti.
Lei è un brillante avvocato di origine magrebina che dai sobborghi parigini è riuscita a farsi strada senza mai tradire i propri principi.
Lui è un batterista punk, anarchico nel midollo, in perenne conflitto con il sistema.
Arrivato il momento di iscrivere il figlio Corentin alla scuola elementare, entrambi scelgono di trasferirsi nella banlieue parigina, nella casa che Sofia ha sognato per tutta l’infanzia. La periferia, ai loro occhi, si presenta come un ambiente multiculturale e popolare: l’ideale per un’educazione paritaria e democratica.
Quando, però, tutti gli amici di Corentin decidono di lasciare la scuola pubblica per iscriversi in un istituto privato, Sofia e Paul sono costretti a confrontarsi con tutte le contraddizioni del caso: devono costringere il figlio a seguire i loro principi o accettare che quell’eterogeneità sociale in cui avevano sempre creduto non sia così semplice da realizzare?
Adoriamo Eduard Baer e Leïla Bekhti nei loro ruoli di genitori ironici e anticonformisti che nascondono una zona d’ombra inaspettata e toccante.
Un film che pone domande su questioni attuali come l’eterogeneità sociale, la laicità e, infine, la “buona scuola”.
Le Monde
Michel Leclerc eleva la commedia e mette a nudo con insolenza i bobos della scuola. Raddoppiano le risate e ne vogliamo fare sempre di più.
Bande à Part
Un racconto garbato sul mix sociale, le periferie e l’ educazione, che ha il merito di porre delle buone domande evitando risposte troppo semplicistiche.
Femme Actuelle
Sceneggiatura intelligente, umorismo da mascalzone, interpretazioni giubilanti.
Le Nouvel Observateur
Affronta una miriade di argomenti di attualità: lo stato della scuola repubblicana, l’ abbandono di certi quartieri, il mix culturale, evitando – bella impresa- discorsi edulcorati o le traversie di una presa di posizione neo-reazionaria a vantaggio di sognatori o idealisti.
Marie Claire
La scuola eletta a simbolo della divisione nazionale: Leclerc firma con grande intelligenza una commedia dove gravità e derisione convivono in perfetto equilibrio.
Avoir à lire
Molto divertente e provocatorio, interpretato da personaggi ultra-accattivanti, “La lutte de classe”maneggia la caricatura per far ridere. Interrogandosi con sottigliezza sul divario tra valori, paure e azione.
Le Parisien